Progetti In Corso

  • Materie prime locali per la produzione di birre artigianali regionali (Maltolà)
    Al momento in Italia esistono solamente due malterie industriali che sono al servizio, quasi esclusivamente, dei produttori di birra industriale. Negli ultimi anni c’è stata una continua crescita nella produzione di birra e nei consumi. Questa crescita del settore ha riguardato le grandi industrie birrarie ma anche le piccole produzioni artigianali. I microbirrifici ed i brewpub contano attualmente circa un migliaio di unità che rendono il fenomeno della birra artigianale rappresentato omogeneamente in tutto il territorio nazionale. Nel mercato del malto in Italia esiste una reale difficoltà di reperimento di materia prima per i produttori artigianali di birra, alla quale però si aggiunge una certa diffidenza legata alla mancanza di tradizione nella realizzazione di prodotti all’altezza dei paesi storicamente vocati (Germania, Belgio, Inghilterra e Stati Uniti).Un altro aspetto da tenere presente riguarda i birrifici agricoli. Questi per la normativa vigente, devono produrre più del 50% delle materie prime per la realizzazione dei loro prodotti. In questo caso la produzione di malto locale, necessaria per poter ricadere in questa tipologia produttiva, può essere realizzata in due maniere:Coltivando gli orzi in loco e facendoli maltare in impianti esterni al birrificio.Coltivando gli orzi e trasformandoli in maltifici di proprietà.Nel primo caso, pur all’interno delle regole stabilite per questi birrifici, risulta pressoché impossibile la tracciabilità del prodotto ed il trasporto incide, specie nella nostra isola, in maniera sostanziale sulla economicità dell’operazione. Nel secondo caso, invece, è necessario un investimento strutturale e l’acquisizione di protocolli di trasformazione che garantiscano la qualità del malto ottenuto prima e della birra in seconda battuta.Il reperimento delle materie prime e in maniera non limitativa tra i cereali al solo orzo, è stato oggetto in passato di progetti di Ricerca che hanno messo in evidenza la potenzialità degli orzi coltivati in loco e valutato la possibilità di produrre birre con cereali appartenenti alla tradizione sarda. Attività di ricerca proposte:A partire dagli studi pregressi, e attraverso l’acquisto di una micro-malteria verranno realizzate attività mirate alla realizzazione di protocolli di maltazione di varietà di orzo sia internazionali che appartenenti alla tradizione cerealicola della Sardegna. Le performance tecnologiche dei malti ottenuti verranno valutate attraverso produzioni su scala pilota degli stili birrari più rappresentati nel panorama brassicolo regionale e nazionale.Le specie oggetto di indagine saranno scelte per il potenziale qualitativo e per la disponibilità durante l’anno.Le attività permetteranno il raggiungimento del seguente obiettivo specifico:OS1 - Realizzazione e trasferimento di protocolli di maltazione per produzioni brassicole. Per il monitoraggio e il controllo dell’esecuzione del programma vengono definiti i seguenti indicatoriIndicatore 1.1 - Almeno 2 diversi protocolli per la realizzazione di malti con orzi (o altri cereali) coltivati in Sardegna con piante officinali/spezie.Indicatore 1.2 - Report comprensivo di analisi chimiche sulle materie prime (orzi e altri cereali) e materie seconde (malti), e di analisi chimiche e sensoriali delle birre ottenute.
  • Applicazione e Valutazione di Semilavorati di processi di Economia Circolare (AVaSEC)
    La gestione intelligente e sostenibile delle risorse naturali offre enormi opportunità di sviluppo alla Sardegna. I sempre più evidenti cambiamenti climatici e la necessità di rivedere i sistemi produttivi tradizionali nell’ottica di una trasformazione sostenibile e attenta all’ambiente spingono le politiche europee a favorire lo sviluppo di una nuova industria sostenibile, ecologica, circolare, meno energivora e più intelligente (Industria 4.0 e 5.0).Le attività progettuali effettuate durante lo svolgimento di altri piani progettuali, approvati sul contributo ex art. 9 L.R. 20/2015, hanno permesso di implementare il know-how del settore sulla tematica del recupero di biomolecole attraverso lo sviluppo e la messa a punto di percorsi analitici e l’ottenimento di nuovi processi e prodotti che possono avere applicazione come possibili ingredienti, additivi e/o supplementi funzionali nelle filiere della mangimistica, della cosmetica, della nutraceutica e della farmaceutica.Il progetto AVaSEC si propone di utilizzare i promettenti workflow messi a punto e tesi al recupero e riutilizzo di residui di lavorazione agroindustriale ed eseguire applicazioni in ambiente rilevante e/o operativo dei semilavorati su differenti filiere produttive di importanza strategica per la Sardegna.
  • Applicazione e Valutazione di Semilavorati di processi di Economia Circolare - 2 (AVaSEC - 2)
    Le attività di ricerca proposte nei precedenti piani progettuali, approvati sul contributo ex art. 9 L.R. 20/2015, rispettivamente applicati alla “valorizzazione delle biorisorse dalle produzioni agroalimentari sarde (BIORES)” per l’annualità 2021  e alla “sostenibilità e valorizzazione degli scarti e dei sottoprodotti del settore agroalimentare in Sardegna (3R)” per l’annualità 2022 , per finire con l’annualità 2023,  nella quale sono state descritte le attività del progetto “AVaSEC”, che troveranno prosecuzione nel piano 2024, hanno permesso l’ottenimento di nuovi processi e prodotti che possono trovare applicazione come possibili ingredienti, additivi e/o supplementi funzionali nelle filiere della mangimistica, della cosmetica, della nutraceutica e della farmaceutica.   Al momento, questo percorso è stato in grado di fornirci gli strumenti adeguati al recupero e alla caratterizzazione delle biomolecole presenti nei residui di produzione agroindustriale. Particolare attenzione è stata rivolta verso le materie prime che presentano importanti volumi di produzione, specialmente in Sardegna. Inoltre, la valutazione di specifiche funzionalità biologiche associate alle biomolecole e l’applicazione di processi di fermentazione di precisione, intesi come utilizzo di batteri selezionati per trasformare e creare prodotti con bioattività specifiche, ha permesso la creazione di un preliminare database dal quale in futuro si potranno estrapolare utili informazioni in funzione della matrice che si deve trasformare e realizzare.
  • Applicazioni di tecnologie NMR per lo studio e la caratterizzazione di nuovi farmaci e del sito target di proteine virali (NMRPROTVIR)
    La ricerca di nuove molecole antivirali efficaci richiede un approccio multidisciplinare. Per sviluppare inibitori che agiscano su specifiche proteine virali, è fondamentale caratterizzare il sito di interazione e ottimizzare la loro efficacia. Tecniche come la cristallografia a raggi X e il docking molecolare spesso non bastano a descrivere appieno le interazioni proteina-inibitore. In questo contesto, le tecniche NMR in soluzione si rivelano un supporto cruciale.  L'NMR offre numerosi vantaggi: è una tecnica non invasiva che permette lo studio di proteine e ligandi in soluzione, o addirittura all'interno di sistemi cellulari (in-cell NMR). Consente lo studio strutturale di macromolecole non cristallizzabili, fornendo informazioni a livello atomico e dinamico sulla mobilità del sistema. Sebbene la sua sensibilità sia limitata, questo svantaggio è mitigato dalle recenti innovazioni hardware (campi magnetici elevati, crioprobe).  L'NMR può rilevare e caratterizzare le interazioni ligando-proteina attraverso diverse strategie. I metodi ligand-observed, come l'approccio Fragment Based Lead Discovery (FBLD), sfruttano le proprietà rilassometriche per screening rapidi di migliaia di ligandi. I metodi protein-observed, invece, analizzano le perturbazioni negli spettri NMR della proteina in presenza di ligandi, consentendo di caratterizzare il sito di legame. L'arricchimento isotopico con 15N e/o 13C è spesso necessario per risolvere la struttura 3D della proteina in soluzione.  Le proteine virali sono bersagli ideali per lo sviluppo di farmaci antivirali grazie ai loro ruoli cruciali nel ciclo replicativo del virus. La loro elevata specificità e le regioni conservate nella struttura le rendono obiettivi promettenti per farmaci efficaci anche in presenza di mutazioni.  In risposta all'emergenza di virus come quelli della famiglia Flaviviridae (WNV, DNV, ZKV) e Coronaviridae (SARS-CoV-2), questo progetto interdisciplinare mira a studiare le dinamiche strutturali delle proteine virali e le loro interazioni con potenziali composti terapeutici.   Si sta lavorando allo sviluppo e standardizzazione di protocolli NMR per caratterizzare molecole di sintesi e le loro modalità di interazione con proteasi, elicasi e polimerasi virali. Studi computazionali preliminari hanno già identificato molecole "hit" in grado di inibire l'attività enzimatica di alcune di queste proteine. Le informazioni ottenute dagli studi NMR guideranno la progettazione di nuovi inibitori e lo screening virtuale di nuovi scaffold per ottimizzare le interazioni ligando-proteina.
  • Biodegradable aquaculture nets (AquaBioNets)
    Il progetto di trasferimento AquaBioNets faciliterà la transizione verso l'acquacoltura sostenibile attraverso il trasferimento e l'adozione di nuove conoscenze e tendenze nella catena del valore, aumentando l'uso di reti per acquacoltura biodegradabili e promuovendo principi sostenibili nel settore. In sei paesi del Mediterraneo, ovvero Croazia, Spagna, Italia, Grecia, Cipro e Albania, i partner del progetto promuoveranno tecnologie avanzate testate e convalidate (reti per acquacoltura biodegradabili), miglioreranno le capacità di ricerca e innovazione del mondo accademico e delle PMI, nonché di altri stakeholder, e faciliteranno la co-creazione e l'implementazione delle nuove politiche locali, seguendo l'approccio Living Lab.Sebbene l'acquacoltura sia una delle industrie vitali dell'Europa, che crea migliaia di posti di lavoro e ha un ruolo importante nelle economie locali, l'UE importa ancora circa il 90% dei suoi prodotti dell'acquacoltura. La ragione di ciò è la scarsa competitività delle aziende di acquacoltura dell'UE, combinata con i prezzi più bassi dei beni importati. Le sfide che la regione del Mediterraneo deve affrontare includono problemi ambientali come la qualità dell'acqua e l'inquinamento, un mercato estero altamente competitivo e la mancanza di politiche armonizzate che regolano il settore, con enfasi sui quadri normativi relativi alle licenze e all'accesso allo spazio. Il progetto AquaBioNets mira ad affrontare queste sfide attraverso il trasferimento di tecnologie innovative intelligenti e pratiche sostenibili ai gruppi target (WP1), lo sviluppo e la fornitura di corsi di formazione personalizzati (WP2) e il supporto nella progettazione congiunta e nell'implementazione delle nuove politiche (WP3), cruciali per la resilienza e la crescita del settore.I principali risultati comprendono materiali di origine biologica testati e convalidati per reti per acquacoltura biodegradabili, seguiti da relazioni di prova; materiale di formazione su misura per tutti i gruppi target, incentrato su un'acquacoltura sostenibile innovativa e competitiva; raccomandazioni politiche basate su prove co-create da stakeholder locali per facilitare la transizione verso un'acquacoltura sostenibile. L'approccio Living Lab inizia con la mappatura degli attori rilevanti in tutti e sei i paesi, tramite il modello “5helix”. Successivamente, i rappresentanti rilevanti identificati di tutti i gruppi target vengono motivati ​​e incoraggiati a impegnarsi in un'azione partecipativa svolta attraverso sei fasi: Connettere, Istruire e formare, Implementare, Migliorare, Valutare e Divulgare. Tutte le comunità locali dei sei paesi coinvolti trarranno vantaggio dalla co-creazione di soluzioni locali, dalla politica alla pratica, con lo scopo di affrontare le sfide locali relative all'acquacoltura sostenibile.L'esecuzione delle attività del progetto AquaBioNets contribuirà direttamente al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo correlati al clima all'interno della zona Euro-MED, preservando e promuovendo al contempo l'uso responsabile delle sue risorse naturali.Per ulteriori informazioni, si consiglia di visitare il sito ufficiale del progetto all'indirizzo https://aquabionets.interreg-euro-med.eu/ 
  • Biodiversità microbica, Bioeconomia e Economia circolare (Bi.BiEc.)
    Nel campo delle produzioni alimentari biodiversità microbica, bioeconomia e economia circolare assumono particolare importanza in quanto favoriscono la creazione di un sistema alimentare sostenibile e l’ottimizzazione dell’utilizzo delle biorisorse oltre che permettere la conservazione delle specie e degli ecosistemi il tutto in linea con gli obiettivi di sostenibilità ambientali promossi dal Green Deal.Il progetto si propone di promuovere la biodiversità delle specie microbiche e la sostenibilità delle produzioni alimentari in linea con il Green Deal europeo allo scopo di:Favorire il riutilizzo delle biorisorse per l’ottenimento di pani ad elevato valore nutrizionaleIdentificare specie e ceppi microbici locali provenienti da fermentazioni spontanee di mosti di malto capaci di trasmettere caratteri di tipicità alle produzioni birrarie localiIndividuare ceppi microbici che si adattano ai processi di fermentazione dei sottoprodotti del grano. Il progetto prevede tre linee di attività:L1: Caratterizzazione del pane carasau ottenuto con l’impiego di residui della lavorazione del carciofo. Sarà valutata l’attitudine panificatoria delle materie prime utilizzate per la produzione del pane innovativo (semola, macinato di foglie di carciofo e miscugli dei due ingredienti) e successivamente verranno effettuate le analisi chimico fisiche, sensoriali e nutrizionali. L2: Wild yeast do it Better. Saranno acquisiti campioni di birre ottenute da fermentazioni spontanee, verrà identificato il metagenoma delle birre, ed infine isolati e classificati alcuni dei microorganismi provenienti da mosti di malto a fermentazione spontanea per realizzare protocolli per la produzione e caratterizzazione di birre con fermentazioni pure, miste e/o scalari. L3: Valorizzazione della biodiversità microbica per il riutilizzo dei sottoprodotti della filiera cerealicola. I ceppi microbici, provenienti da fermentazioni spontanee e dalla collezione microbica di Porto Conte Ricerche, saranno selezionati per l’attitudine alla fermentazione dei sottoprodotti della molitura del grano e per la produzione di composti quali polissaccaridi, vitamine, lipasi, amilasi, etc.. 
  • Eco-inn percorsi d’innovazione nell’economica blu e verde (ECO-INN)
    Il progetto ECO-INN si propone di favorire lo sviluppo delle PMI e il rafforzamento della loro competitività attraverso la promozione di competenze e l’introduzione di innovazioni nei settori dell’economia circolare, della sostenibilità, e della transizione ecologica e digitale. L’iniziativa nasce per colmare il divario tra PMI tradizionali, spesso prive di tempo e risorse per esplorare tecnologie innovative, e giovani tecnologi che, pur dotati di idee e spirito innovativo, necessitano di esperienze pratiche e contesti aziendali in cui applicarle.L’obiettivo è duplice: da un lato, aiutare le PMI a sviluppare nuovi business o adattare quelli esistenti grazie a tecnologie e processi green; dall’altro, costruire un ecosistema di innovazione che connetta PMI, centri di ricerca e giovani talenti, facilitando la transizione verso modelli di business più sostenibili e resilienti. Il progetto intende proseguire e ampliare i risultati del precedente progetto Resmyle (ENI MED CBC), trasformando la rete di eco-incubatori in una rete di acceleratori di PMI, integrando servizi di scouting, definizione di microbusiness sostenibili, accompagnamento, accesso a finanziamenti, e sostegno all’innovazione aperta. Un’attenzione particolare sarà dedicata allo sviluppo di filiere tecnologiche dell’economia verde e blu rilevanti per le economie mediterranee e insulari.ECO-INN si distingue per la sua capacità di mettere in rete competenze e risorse complementari: da un lato, il know-how delle PMI e la loro conoscenza dei mercati; dall’altro, la spinta innovativa dei giovani e la ricerca avanzata dei centri di eccellenza. Questa sinergia crea un ambiente fertile per lo sviluppo di nuove imprese e per il rinnovamento delle PMI esistenti, promuovendo l’innovazione aperta, la condivisione di conoscenze e il rafforzamento delle competenze green e digitali. Il progetto mira a ridurre il rischio e il costo dell’innovazione per le PMI, offrendo loro accesso a talenti, tecnologie e reti transnazionali che, altrimenti, sarebbero difficilmente raggiungibili. Infine, contribuisce alla sostenibilità economica e ambientale delle imprese e dei territori coinvolti, favorendo un modello di sviluppo resiliente, inclusivo e orientato al futuro.Sito internet: ECO-INN
  • FORMAZIONE 2024-2025
    La formazione, sia a livello individuale che a livello organizzativo, è di fondamentale importanza per le organizzazioni di qualunque dimensione. Essa permette di ampliare le conoscenze individuali e adattarsi a nuove tecnologie e/o cambiamenti nel settore. Le competenze rappresentano, infatti, un insieme di abilità e conoscenze specifiche. Queste competenze sono fondamentali per il funzionamento efficace di un'azienda e per il raggiungimento dei suoi obiettivi strategici.Porto Conte Ricerche ha attivato, a valere sull’art. 9 della L.R. 20/15, una serie di percorsi formativi in risposta alle esigenze manifestate dalle imprese locali e una serie di percorsi per il trasferimento delle conoscenze e dei risultati delle ricerche prodotte al suo interno, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo continuo e l’apprendimento professionale, per favorire lo sviluppo delle persone fornendo loro le risorse necessarie per affrontare i cambiamenti aziendali e contribuire positivamente alle nuove sfide tecnologiche. Sono stati previsti i seguenti percorsi formativi:Corsi di formazione professionale e tecnica rivolte a personale aziendaleL’arte del lievito madre per pane, pizza e grandi lievitatiEtichettatura in campo alimentareLa coltivazione del luppolo: tecniche colturali, post raccolta e commercializzazione Corsi di formazione per scuole secondarieAnalisi sensoriale come strumento di valorizzazione dei prodotti dell’acquacoltura sarda Workshop/convegni per imprese, enti e scuole secondarieGiornata mondiale della pasta 24 ottobre 2024 e 25 ottobre 2025Dal mare alla tavola. La qualità come volano per l’acquacoltura in SardegnaBirra: un percorso di filieraLa tecnologia brassicola nelle industrie agrarie (2025)Birra: un percorso di filiera 2a edizione (2025) 
  • InnOvative approaches to identification of metabolic Targets for antimicrobials (INNOTARGETS)
    Innotargets (InnOvative approaches to identification of metabolic Targets for antimicrobials) è un progetto finanziato attraverso un bando H2020 Marie Skłodowska-Curie Actions - Innovative Training Networks (ITN) ed ha come primo obiettivo la formazione di giovani ricercatori (Early Stage Researcher, ESR) su approcci altamente innovativi per identificare enzimi metabolici in batteri resistenti ad antibiotici, da utilizzare come bersagli per lo sviluppo di nuove terapie farmacologiche.Porto Conte Ricerche si dovrà occupare di vari compiti associati con il coordinamento, la divulgazione e lo sfruttamento dei dati, l’organizzazione di un corso di formazione di proteomica presso la propria sede e di condurre uno studio mirato alla ricerca di nuovi target metabolici per contrastare l’antibiotico resistenza connessa al batterio Staphylococcus aureus. 
  • Materie Green Beer Deal Bis (GBDB)
    Secondo quanto espresso da diversi studiosi, le condizioni attraverso le quali è possibile attuare azioni a sostegno della sostenibilità ambientale, quando la velocità con cui si sfruttano le risorse rinnovabili è inferiore a quella con cui si rigenerano, se l’immissione di particelle inquinanti nell’ambiente non supera la sua capacità di assimilarle ed infine, se l’esaurimento di risorse non rinnovabili si compensasse passando a risorse sostitutive.Tutti i processi produttivi hanno un impatto sulle risorse rinnovabili, concorrono intrinsecamente alla produzione ed immissione nell’ambiente di sostanze potenzialmente nocive anche sotto forma di scarti, ed imprimono un loro specifico ritmo nell’utilizzo delle risorse non rinnovabili.Tutto il movimento birrario italiano si è evoluto nella replica degli stili birrari conclamati e con ingredienti coltivati e sviluppati in un determinato areale geografico proveniente dagli stati capisaldi di diverse culture birrarie principalmente, ma non esaustivamente da quelle: belga, tedesca, britannica e statunitense. Secondo uno studio recente, le voci che maggiormente incidono dal punto di vista della emissione di sostanze inquinanti e del dispendio energetico in ambito brassicolo, riguardano il trasporto delle materie prime, la tecnologia di maltazione e la birrificazione in senso stretto. Perciò la coltivazione e la trasformazione in loco delle materie prime è la soluzione che più di ogni altra garantisce, almeno in parte, il rispetto dei principi della sostenibilità ambientale.Le recenti ricerche scientifiche applicate al mondo brassicolo, sono focalizzate sulla valorizzazione di varietà di cereali tra i più diversi valutandone l’attitudine alla coltivazione prima, e le performance qualitative in fase di maltazione ed i profili sensoriali delle birre da essi ottenute, in un secondo momento. Attingere alla biodiversità locale, garantisce da una parte di rendere reale il legame della birra con il territorio di produzione, e di caratterizzarla con profili sensoriali che possano essere avvertiti con un carattere di esclusività e novità. Anche le tecnologie di trasformazione del malto sono state messe sotto la lente di ingrandimento. In questo senso l’utilizzo di cereali non maltati in percentuali non marginali all’interno della ricetta possono rappresentare una soluzione anche se parziale al problema.Per quanto riguarda il luppolo, altra materia prima che viene importata in maniera pressoché totale, le sperimentazioni condotte su campi pilota, nel corso degli anni, hanno permesso di valutare le rese delle varietà in termini di prodotto raccolto e di efficienza nel processo di trasformazione. I dati ottenuti hanno così permesso di intercettare le richieste del mercato e di pianificare delle strategie di ricerca nel medio-breve periodo, con lo scopo di verificare le tolleranze alle condizioni agro-metereologiche, le resistenze alle crittogame, la vigoria di accrescimento ed altri significativi parametri utili ad un ottimale processo produttivo di cultivar internazionali, di genotipi autoctoni ma anche di incroci sperimentali tra varietà diverse. In questo senso anche il luppolo si colloca così nelle strategie del green deal e dell’economia circolare. Merita una considerazione a parte il recupero e la valorizzazione degli scarti di produzione.Le trebbie, cioè ciò che residua dalla produzione del mosto di birra, può trovare spazio per la realizzazione di ricette per prodotti da forno (pane, dolci, biscotti), come matrice per la produzione di biogas o come base per materiale da costruzione. In conclusione, a partire dall’idea della realizzazione di prodotti brassicoli, è possibile abbracciare comparti tra i più diversi: il mondo cerealicolo con la valorizzazione di antiche varietà locali o la caratterizzazione di quelle internazionali favorire l’introduzione di nuove coltivazioni, quali il luppolo coinvolgere i microbirrifici, ed i microbirrifici agricoli. coinvolgere professionalità diverse per la valorizzazione dei residui di lavorazione (panificatori, ingegneri, ricercatori).L’obiettivo generale che questo progetto si pone è quello di rendere possibile, in futuro, un incremento dell’utilizzo di materie prime locali e loro trasformazione in situ per la realizzazione di birre fortemente connesse col territorio nel rispetto delle linee guida del green deal europeo. Nel breve periodo si mira ad  ottenere indicazioni relative alla produzione di materie prime locali (e loro trasformazione in loco), attingendo al patrimonio cerealicolo biodiverso e introducendo nuove coltivazioni (luppolo). 
  • Materie prime locali per la produzione di birre artigianali regionali – Maltoqua (MQ)
    Nel mercato del malto in Italia esiste una reale difficoltà di reperimento di materia prima per i produttori artigianali di birra, alla quale però si aggiunge una certa diffidenza legata alla mancanza di tradizione nella realizzazione di prodotti all’altezza dei paesi storicamente vocati (Germania, Belgio, Inghilterra e Stati Uniti). Un altro aspetto da tenere presente riguarda i birrifici agricoli. Questi per la normativa vigente, devono produrre più del 50% delle materie prime per la realizzazione dei loro prodotti. In questo caso la produzione di malto locale, necessaria per poter ricadere in questa tipologia produttiva, può essere realizzata in duemaniere:coltivando gli orzi in loco e facendoli maltare in impianti esterni al birrificio.coltivando gli orzi e trasformandoli in maltifici di proprietà.Nel primo caso, pur all’interno delle regole stabilite per questi birrifici, risulta pressoché impossibile la tracciabilità del prodotto ed il trasporto incide, specie nella nostra isola, in maniera sostanziale sulla economicità dell’operazione. Nel secondo caso, invece, è necessario un investimento strutturale e l’acquisizione di protocolli di trasformazione che garantiscano la qualità del malto ottenuto prima e della birra in seconda battuta.Il reperimento delle materie prime e in maniera non limitativa tra i cereali al solo orzo, è stato oggetto in passato di progetti di Ricerca che hanno messo in evidenza la potenzialità degli orzi coltivati in loco e valutato la possibilità di produrre birre con cereali appartenenti alla tradizione sarda.A partire dagli studi pregressi, e utilizzando una micro-malteria pilota verranno realizzate attività mirate alla realizzazione di protocolli di maltazione di varietà di orzo sia internazionali che appartenenti alla tradizione cerealicola della Sardegna. Le performance tecnologiche dei malti ottenuti verranno valutate attraverso produzioni su scala pilota degli stili birrari più rappresentati nel panorama brassicolo regionale e nazionale.Le specie oggetto di indagine saranno scelte per il potenziale qualitativo e per la disponibilità durante l’anno. Le attività permetteranno il raggiungimento del seguente obiettivo specifico di realizzare protocolli di maltazione per produzioni brassicole ed il trasferimento alle realtà regionali.
  • NMR relaxation tools for improving and protecting quality of dairy products (NMR-IMPROV)
    La valutazione delle caratteristiche fisico-chimiche e composizionali dei prodotti lattiero-caseari è l'obiettivo attuale dell'analitica disponibile per gli stakeholder. Nessun metodo però utilizza l'esame del movimento di diverse frazioni molecolari come risultato della loro disposizione e delle loro interazioni per studiare le caratteristiche molecolari dei prodotti alimentari.  I latticini, tuttavia, sono sistemi molecolari molto complessi, contenenti numerosi composti che interagiscono fisicamente e chimicamente durante le diverse fasi di lavorazione, lo stoccaggio/stagionatura e l’ingestione. Inoltre, i latticini sono instabili e sensibili al deterioramento biologico, chimico e fisico. Comprendere la natura e i meccanismi del movimento molecolare è un argomento fondamentale della scienza con enorme impatto su un’ampia gamma di settori tecnologici.  Tramite il progetto NMR-IMPROV suggeriamo un metodo completamente nuovo per studiare le proprietà dei prodotti lattiero-caseari utilizzando il rilassamento nucleare tramite risonanza magnetica (NMR). Il rilassamento NMR, misurato tramite una nuova idea di rilassometro da banco, offre un'eccezionale possibilità di svelare i tempi e i meccanismi del moto molecolare per sistemi in diversi stati fisici (liquidi o solidi) e gradi di complessità (piccole molecole, macromolecole, tessuti biologici e alimenti prodotti).   NMR-IMPROV permetterà un’azione di networking internazionale per lo sviluppo di nuovi modelli interpretativi, l’integrazione e l’ottimizzazione delle strumentazioni esistenti mediante la generazione di nuovi protocolli sperimentali, lo studio delle dinamiche e strutture che caratterizzano i prodotti lattiero-caseari, l’identificazione di marker di rilassamento associabili alla qualità, al processo e all’autenticità dei prodotti caseari. In particolare, si prevede un piano quadriennale di visite reciproche fra ricercatori provenienti dagli enti e le aziende partner, per cui Porto Conte Ricerche è impegnata per 17 mesi come ospite (di ricercatori/imprenditori/tecnici da enti pubblici ed aziende) e per 10 mesi invierà i suoi ricercatori nei laboratori dei partner di progetto.    
  • NO-Gush- (NG)
    Il “gushing” è un difetto che si verifica nelle bevande gasate come la birra quando, senza che questa venga agitata o riscaldata, la schiuma fuoriesce all'apertura della bottiglia in maniera vigorosa similmente ad uno zampillo (gushing in inglese). I meccanismi che lo determinano risiedono nella nucleazione, cioè l’atto di formazione delle bolle di gas, il loro aumento in termini numerici e dimensionali.Possiamo distinguere due tipi di gushing uno, quello detto “primario”, viene indotto da una particolare tipologia di proteine denominate idrofobine. Queste si ritrovano nella birra in seguito all’utilizzo di orzi contaminati da alcuni funghi filamentosi appartenenti ai generi Fusarium sp., Trichoderma sp., Nigrospora sp., Aspergillus sp., Penicillium sp., Stemphylium sp. che le escretano, sulla superficie ed al di sotto della cuticola della cariosside, come prodotto del loro metabolismo. È stato dimostrato che la contaminazione possa avvenire già a tre settimane dalla semina dell’orzo e la loro concentrazione aumenti contemporaneamente alla crescita della pianta. Esistono evidenze rispetto alla diffusione delle diverse specie microbiche in diverse aree climatiche e geografiche.Per prevenire il gushing primario la pratica più efficace sarebbe quella di selezionare ed utilizzare in semina, tramite tecniche di miglioramento genetico, varietà resistenti alle infezioni.A partire dallo stato dell’arte, e attraverso campionature di orzi distici provenienti da alcune delle zone più vocate alla produzione cerealicola, verrà realizzato uno studio di ecologia microbica volto ad individuare le principali specie di funghi filamentosi presenti e potenzialmente pericolosi per il fenomeno del gushing. Questo sarà realizzato una volta individuati alcuni areali vocati per la produzione cerealicola e riguarderanno sia i cereali eventualmente destinati alla maltazione, sia i malti da essi ottenuti. Saranno oggetto di analisi anche malti non prodotti nell’isola da utilizzarsi come controllo.Sono perciò obiettivi specifici del progetto l’individuazione e quantificazione di eventuali specie microbiche connesse con il fenomeno del gushing in orzi e malti prodotti in Sardegna, e loro localizzazione in specifici areali geografici dell’isola. Inoltre saranno oggetto di studio l’individuazione e la caratterizzazione di proteine riconducibili alla categoria delle idrofobine prodotte da funghi filamentosi.
  • Proprietà del pane a sfoglia croccante ottenuto con lievito madre che contiene germe di grano (PACLAB 2021)
    Il pane Carasau viene comunemente prodotto con l’uso di sfarinati di grano duro, quali semola, semolato rimacinato, o miscele di essi. Sul mercato si trova anche pane carasau ottenuto con l’impiego di sfarinati che contengono anche parti cruscali, provenienti dalle zone più esterne della cariosside di grano. È invece più raro trovare pane carasau ottenuto con sfarinati “whole grain”, ottenuti dalla macinazione completa della cariosside, che quindi contengono anche il germe di grano. La presenza del germe di grano dà luogo ad odori sgradevoli dopo 20-30 giorni di conservazione, a causa dell’irrancidimento degli acidi grassi presenti nel germe.Il germe di grano è una delle componenti della cariosside a più alto valore nutrizionale, ma nonostante ciò viene separato dalle farine durante il processo di macinazione del grano, in quanto è in grado di condizionare negativamente le proprietà del prodotto finito. Il germe di grano è ricco di α-tocoferoli, vitamine del gruppo B, proteine, fibre e sali minerali, ma contiene anche circa il 10% di acidi grassi insaturi, soprattutto acido oleico, linoleico e α-linoleico, che sono soggetti all’azione delle lipasi e lipoossigenasi, presenti sempre nel germe, che ne provocano l’irrancidimento. Il processo di cottura ad alte temperature del pane carasau è uno dei fattori che innescano il processo di irrancidimento dei grassi.La fermentazione microbica è un processo fondamentale nell’ottenimento di alcuni prodotti alimentari. Durante il processo di fermentazione i microrganismi trasformano il substrato nel quale sviluppano, modificando le componenti proteiche, i polisaccaridi e i grassi, producendo altri metaboliti che caratterizzano il prodotto finito.I processi di fermentazione con l’uso del germe di grano sono stati studiati da pochi ricercatori. Rizzello et al. (2010) hanno studiato il fenomeno nella produzione di pane a mollica. Gli stessi autori (Rizzello et al. 2011) fanno riferimento, in un altro lavoro, alle proprietà antimuffa del germe di grano fermentato. Un lavoro precedente di Boros et al (2005) studiava le proprietà anticancro di un prodotto commerciale ottenuto dalla fermentazione del germe di grano. Non esistono però dei lavori scientifici sull’uso del germe di grano fermentato nei pani a sfoglia croccante. Porto Conte Ricerche e le fermentazioni microbiche. Da diversi anni Porto Conte Ricerche si occupa di processi di fermentazione microbica ad uso alimentare. Negli anni è stato messo a punto un lievito madre liquido, preparato con l’impiego di una fermentiera e dei ceppi microbici selezionati appartenenti alla collezione microbica di Porto Conte Ricerche. Sono numerosi i progetti portati avanti e conclusi che riguardano l’uso del lievito madre per la produzione di pani tipici regionali.La sperimentazione che si intende portare avanti è sicuramente innovativa dal punto di vista scientifico-tecnologico, ma soprattutto potrebbe contribuire ad innovare il settore agroalimentare isolano. Attività di ricerca proposte Il progetto proposto vuole studiare le proprietà del pane a sfoglia croccante ottenuto con l’impiego di lievito madre che contiene germe di grano. Nel corso del progetto verranno sviluppate le seguenti attività e verranno raggiunti i seguenti obiettivi specifici:Task 1.1 Produzione di pane carasau con lievito madre contenente germe di granoOS1.1 Mettere a punto la tecnologia di produzione del pane carasau con l’impiego di un lievito madre che contiene germe di grano. 
  • Sostenibilità e valorizzazione degli scarti e dei sottoprodotti del settore agroalimentare in Sardegna (3R)
    In Sardegna, il settore agroindustriale promuove e sostiene l’economia locale, inserendosi in un mercato ricco di nuove opportunità. Oggigiorno questa economia deve scontrarsi con una forte globalizzazione e con le politiche di libero scambio, che nel tempo hanno causato un notevole impatto negativo sull’intero comparto regionale. Il settore agroindustriale si trova a dover affrontare numerose e diverse sfide, molte di queste connesse con la sostenibilità della produzione lungo tutta la filiera. Queste sfide richiedono l’attuazione immediata di azioni per contrastare, proteggere, e trasformare il sistema industriale agroalimentare in funzione della situazione socioeconomica. Questo settore è quindi chiamato a rivedere i propri obiettivi e cercare di indirizzare una parte di essi verso una nuova prospettiva che rivaluti l’utilizzo degli scarti e dei sottoprodotti residui dei processi industriali, come una possibile risorsa da recuperare e da trasformare per creare reddito e non solo. In questo senso, il settore dovrebbe introdurre un importante anello produttivo basato sul concetto di “economia circolare” e delle “3R” (ridurre, riutilizzare e riciclare). Il progetto 3R si propone di recuperare risorse valorizzabili dagli scarti e/o dai sottoprodotti del settore agroindustriale della Sardegna, per la realizzazione di nuovi prodotti o nuove categorie di prodotti dall’alto valore aggiunto, mediante l’utilizzo di un approccio biotecnologico integrato.
  • Studio COmpleto del Proteoma cellulare per valutare l’Efficacia e la Risposta di nuove Terapie geniche Avanzate (SCOPERTA)
    Il progetto SCOPERTA persegue l’obiettivo di incrementare le conoscenze sui meccanismi molecolari e cellulari e sull’efficacia di nuove terapie geniche a RNA per il trattamento di neoplasie attualmente prive di terapie farmacologiche risolutive. Nello specifico, le competenze professionali e le piattaforme strumentali presenti presso Porto Conte Ricerche (PCR) saranno messe a disposizione per supportare lo sviluppo e l’ottimizzazione della strategia più efficiente per silenziare o ripristinare i non-coding RNA (ncRNA) e a comprendere il potenziale terapeutico di ncRNA selezionati e utilizzati come targets per le nuove strategie di trattamento. Nell’ambito progettuale, questo obiettivo verrà raggiunto attraverso un’accurata caratterizzazione proteomica del sistema cellulare e delle vie metaboliche implicate nella risposta a trattamenti di specifici ncRNA, come microRNA (miRNA), circular RNA (circRNA) e long non-coding RNA (lncRNA). In linea con le finalità specifiche dello Spoke 6 – RNA Drug Development, PCR andrà ad implementare i nuovi trattamenti farmacologici mediante un approccio multidisciplinare che si caratterizza per sensibilità e robustezza. Nel perseguimento degli obiettivi di progetto, la collaborazione con lo Spoke 6 genererà un valore aggiunto nel panorama della scienza e delle biotecnologie farmaceutiche e industriali, in termini di incremento di conoscenza e potenzialità nello sviluppo di terapie innovative.  
  • Tecnologie ICT e dell'Industria 4.0 per l'analisi e l'ingegnerizzazione di Sistemi alimentari complessi per la produzione di pani artigianali locali ad alto valore aggiunto (AISAC)
    Il progetto AISAC ha come obiettivo generale quello dell'utilizzo delle tecnologie ICT, dell'Industria 4.0 di algoritmi di machine learning, per l'analisi e l'ingegnerizzazione di sistemi alimentari complessi per la gestione e l'incremento della redditività di processi produttivi agroalimentari su piccola/media scala.La filiera presa in esame, date le sue necessità di razionalizzazione e potenzialità di sviluppo, è quella cerealicola.AISAC intende automatizzare ed informatizzare le fasi più critiche del processo produttivo di prodotti senza glutine e del riutilizzo degli scarti della filiera, proponendo un processo integrato di produzione che unisce tra loro elementi di “Industria 4.0”, comunicazioni ad alta velocità (fibra/ Rete 5G), tecnologie IoT, algoritmi di machine learning, conoscenze e competenze accademiche e realtà aziendali e produttive. Si vuole realizzare un sistema moderno per la sicurezza e la genuinità alimentare della filiera cerealicola compresa la tracciabilità (Blockchain) a partire dagli ingredienti, sino ad arrivare alla fase di packaging del prodotto, che consenta di migliorare la qualità alimentare e rafforzare la fiducia dei consumatori nel sistema alimentare. Il sistema sviluppato consentirà inoltre il massimo riutilizzo dei rifiuti alimentari, di testare nuovi imballaggi alimentari e andrà incontro alla domanda di prodotti alimentari locali adatti alle necessità.Le attività di Porto Conte Ricerche all’interno del progetto saranno:Analisi e ottimizzazione dei processi di recupero e valorizzazione degli scarti di produzione e dei sottoprodotti della filiera attraverso l’impiego degli sfridi per l’alimentazione animale; e direttamente nel processo di produzione del pane carasau;Lo studio della Shelf-Life e Packaging dei prodotti da forno tradizionali e gluten free anche con sistemi di packaging biocompostabili o biocompatibili. 
  • Valorizzazione dei sottoprodotti della filiera del grano e loro impiego come ingrediente nei processi di fermentazione (VaSoGra)
    L’industria alimentare produce sottoprodotti che possono essere riutilizzati per la produzione di nuovi prodotti a più alto valore aggiunto. Tra gli scarti più studiati ed utilizzati ci sono quelli dell’industria enologica e del pomodoro, per la produzione di antiossidanti e coloranti naturali.Nel settore cerealicolo, dalla molitura del grano si ottengono alcune materie prime “nobili”, quali semola e semolati, ed altre destinate al settore zootecnico, quali crusca, cruschello, tritello e germe. Questi sottoprodotti sono ricchi di sostanze importanti da un punto di vista nutrizionale (es. vitamine, grassi, sali minerali, etc) ma risultano problematiche se impiegati nei processi di trasformazione.Obiettivo generale del progetto è quello di valorizzare i sottoprodotti del settore ceralicolo per la creazione di nuove materie prime e/o nuovi prodotti alimentari ad alto valore aggiunto. I residui presi in considerazione saranno la crusca, il cruschello, il germe di grano e il pane grattugiato (ottenuto dal pane invenduto) e normalmente destinati all’alimentazione animale. Tali biorisorse saranno valorizzati attraverso la fermentazione microbica e quindi reintrodotti nel ciclo produttivo, utilizzati come semilavorati nella produzione di alimenti quali pasta o pane, oppure come integratori alimentari in alimentazione animale. 
  • Valorizzazione di prodotti e sottoprodotti della filiera del grano (VaProSo)
    L’industria alimentare produce sottoprodotti che possono essere riutilizzati per la produzione di nuovi prodotti a più alto valore aggiunto. Nel settore cerealicolo, dalla molitura del grano si ottengono alcune materie prime “nobili”, quali semola e semolati, ed altre destinate al settore zootecnico, quali crusca, cruschello, tritello e germe. Questi sottoprodotti sono ricchi di sostanze importanti da un punto di vista nutrizionale (es. vitamine, grassi, sali minerali, etc) ma risultano problematiche se impiegati nei processi di trasformazione. Il pane raffermo è uno scarto di produzione dei panifici, che attualmente viene impiegato nell’alimentazione animale o in cucina come pane grattugiato.Obiettivo generale del presente progetto è quello di migliorare e valorizzare i sottoprodotti di trasformazione della filiera del grano, quali crusca e germe, e gli scarti di produzione dei panifici, cioè il pane raffermo o pane invenduto. Questo obiettivo verrà raggiunto ottimizzando i processi di fermentazione, migliorando le proprietà nutrizionali dei prodotti.
  • S.P. 55 Km 8,400 - Località Tramariglio n. 15 - 07041 Alghero (SS) Italia

    Tel [+39] 079 998400