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Secondo quanto espresso da diversi studiosi, le condizioni attraverso le quali è possibile attuare azioni a sostegno della sostenibilità ambientale, quando la velocità con cui si sfruttano le risorse rinnovabili è inferiore a quella con cui si rigenerano, se l’immissione di particelle inquinanti nell’ambiente non supera la sua capacità di assimilarle ed infine, se l’esaurimento di risorse non rinnovabili si compensasse passando a risorse sostitutive.
Tutti i processi produttivi hanno un impatto sulle risorse rinnovabili, concorrono intrinsecamente alla produzione ed immissione nell’ambiente di sostanze potenzialmente nocive anche sotto forma di scarti, ed imprimono un loro specifico ritmo nell’utilizzo delle risorse non rinnovabili.
Tutto il movimento birrario italiano si è evoluto nella replica degli stili birrari conclamati e con ingredienti coltivati e sviluppati in un determinato areale geografico proveniente dagli stati capisaldi di diverse culture birrarie principalmente, ma non esaustivamente da quelle: belga, tedesca, britannica e statunitense. Secondo uno studio recente, le voci che maggiormente incidono dal punto di vista della emissione di sostanze inquinanti e del dispendio energetico in ambito brassicolo, riguardano il trasporto delle materie prime, la tecnologia di maltazione e la birrificazione in senso stretto. Perciò la coltivazione e la trasformazione in loco delle materie prime è la soluzione che più di ogni altra garantisce, almeno in parte, il rispetto dei principi della sostenibilità ambientale.
Le recenti ricerche scientifiche applicate al mondo brassicolo, sono focalizzate sulla valorizzazione di varietà di cereali tra i più diversi valutandone l’attitudine alla coltivazione prima, e le performance qualitative in fase di maltazione ed i profili sensoriali delle birre da essi ottenute, in un secondo momento. Attingere alla biodiversità locale, garantisce da una parte di rendere reale il legame della birra con il territorio di produzione, e di caratterizzarla con profili sensoriali che possano essere avvertiti con un carattere di esclusività e novità. Anche le tecnologie di trasformazione del malto sono state messe sotto la lente di ingrandimento. In questo senso l’utilizzo di cereali non maltati in percentuali non marginali all’interno della ricetta possono rappresentare una soluzione anche se parziale al problema.
Per quanto riguarda il luppolo, altra materia prima che viene importata in maniera pressoché totale, le sperimentazioni condotte su campi pilota, nel corso degli anni, hanno permesso di valutare le rese delle varietà in termini di prodotto raccolto e di efficienza nel processo di trasformazione. I dati ottenuti hanno così permesso di intercettare le richieste del mercato e di pianificare delle strategie di ricerca nel medio-breve periodo, con lo scopo di verificare le tolleranze alle condizioni agro-metereologiche, le resistenze alle crittogame, la vigoria di accrescimento ed altri significativi parametri utili ad un ottimale processo produttivo di cultivar internazionali, di genotipi autoctoni ma anche di incroci sperimentali tra varietà diverse. In questo senso anche il luppolo si colloca così nelle strategie del green deal e dell’economia circolare. Merita una considerazione a parte il recupero e la valorizzazione degli scarti di produzione.
Le trebbie, cioè ciò che residua dalla produzione del mosto di birra, può trovare spazio per la realizzazione di ricette per prodotti da forno (pane, dolci, biscotti), come matrice per la produzione di biogas o come base per materiale da costruzione. In conclusione, a partire dall’idea della realizzazione di prodotti brassicoli, è possibile abbracciare comparti tra i più diversi: il mondo cerealicolo con la valorizzazione di antiche varietà locali o la caratterizzazione di quelle internazionali favorire l’introduzione di nuove coltivazioni, quali il luppolo coinvolgere i microbirrifici, ed i microbirrifici agricoli. coinvolgere professionalità diverse per la valorizzazione dei residui di lavorazione (panificatori, ingegneri, ricercatori).
L’obiettivo generale che questo progetto si pone è quello di rendere possibile, in futuro, un incremento dell’utilizzo di materie prime locali e loro trasformazione in situ per la realizzazione di birre fortemente connesse col territorio nel rispetto delle linee guida del green deal europeo. Nel breve periodo si mira ad ottenere indicazioni relative alla produzione di materie prime locali (e loro trasformazione in loco), attingendo al patrimonio cerealicolo biodiverso e introducendo nuove coltivazioni (luppolo).
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